La Calabria fa Schifo..’Nduja di Spilinga, il fuoco spalmabile!

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Si Scrive Nduja di Spilinga ma si legge danza caraibica delle papille gustative, a suon di peperoncino!                                                                  Ho la bocca in fiamme e la vista annebbiata!
Oggi siamo andati a trovare i nostri fornitori di ‘nduja, l’azienda Bellantone specializzata in produzione di ‘Nduja e salumi artigianali.
Chiaramente, siamo andati senza avvisare, perché ragazzi diciamocelo, mangia no ‘ndujotto oggi e uno domani, oh ti viene un po’ di voglia di andare a capire come viene fatta sta bontà di ‘nduja o no?!
Venerdì mattina, ore 9.00… Black Friday, nel centro commerciale al Panino Genuino, è in corso un’invasione mai vista! Un esercito di donne con evidenti sintomi di shopping compulsivo ossessivo invade l’area commerciale, tra un po’ non vedo più l’insegna del nostro negozio da quante sono!!!
Che famo?
O ora o mai più, raccolte le poche energie della mattina dopo un buon caffè, partiamo verso
Spilinga!
Ti eviterò la narrazione tragica delle nostre dis-avventure col navigatore, quella è un’altra storia.
Arrivati all’azienda di Gabriella Bellantone, ad accoglierci all’interno troviamo Marianna, che nonostante sia sorpresa del nostro arrivo senza preavviso, molto contenta si ritaglia dello spazio da dedicare esclusivamente a noi, spiegandoci passo per passo la lavorazione di ogni ingrediente.

Per primo ci porta a vedere i distesi campi di peperoncino!
L’azienda coltiva nei propri campi il rinomato peperoncino calabrese, indispensabile per la preparazione di insaccati e l’acquista anche dalle aziende ad essa limitrofe, usando delle qualità autoctone a bacca sottile per una più facile essiccazione naturale.
Non puoi capire che visione!
Un manto di un colore rosso fuoco disteso per terra che contrasta con il verde accesso della vegetazione circostante.
Marianna ci racconta che dopo la raccolta, che avviene da metà agosto, negli ampi capannoni si iniziano a stendere i peperoncini per farli essiccare in maniera graduale e naturale sotto il sole. Segue poi un minuzioso lavoro manuale di snocciolamento e selezione delle bacche migliori per poi essere lavate, asciugate, triturate finemente ed infine stipate in cella pronte all’uso.

Dopo la breve escursione nei campi di peperoncino, Marianna ci accompagna verso lo scompartimento degli insaccati.
Io che fino a prima prendevo appunti come una brava allieva, ora sono con l’acquolina in bocca, non sento più ciò che Marianna dice, penso solo ad un bel paninazzo con la soppressata!
Un profumo di soppressata, salsiccia e pancetta invade il laboratorio.
Ciao mondo, lasciatemi qui!
Vengo trascinata fuori dalla stanza, mio malgrado.
Arriviamo alla preparazione della ‘nduja.
Qui, faccio una scoperta che mi scombussola la vita.
Io un po’ da ignorante in materia ho sempre chiamato la ‘nduja (nduia), ma scopro che a Spilinga viene pronunciata alla francese, cioè come semi consonante: nduscia.
Marianna ci spiega che sebbene la ‘nduja sia un prodotto di origine povera, ormai occupa un posto di primaria importanza nella gastronomia calabrese e nazionale.

I ragazzi nel laboratorio ci fanno vedere come viene preparata la ‘nduja; lardello, guanciale, pancetta, rifilature delle parti magre e peperoncino calabrese, vengono macinati , finemente salati e impastati fino a che non diventa di colore rosso vivo, omogeneo e di una consistenza pastosa e morbida.
A questo punto si lascia riposare per qualche ora dopodiché si procede all’insacco che si effettua in budello naturale di maiale in segmenti di intestino crasso di circa 20 cm detto “Orba”.
Dopo qualche ora di sgocciolatura si passa all’affumicatura fatta con legna di quercia, ulivo o acacia.
L’importante, sottolinea Marianna, è che questi non siano molto aromatici altrimenti potrebbe alterare il profumo ed il gusto della ‘nduja.
Finita l’affumicatura durata qualche giorno, si passa alla fase finale ovvero alla stagionatura.
Questa varia dai 45 agli 80 giorni in base alla consistenza della pezzatura …

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Marianna mi racconta un po’ come può essere consumata la nduja, sui crostini, bruschette, ragù, verdure, frittate …
Io ce l’ho in mente un bel posto dove la loro ‘nduja sta da Dio; dentro al mio panino preferito:
lo ‘Ndujotto:
patate novelle con la buccia, salsiccia calabrese, caciocavallo silano dop e chili di nduja!
E’ la morte sua!

Prima di salutarci Marianna ci omaggia di una delle sue ultime creazioni:“nduja con il miele d’api” una vera delizia.
E ti racconterò un segreto: lo stiamo valutando come ingrediente per un nuovo panino!!!
Però, acqua in bocca!
Conoscendo la nostra grande passione per la nduja, ci regala una delle loro salse super piccanti che avevo spalmato su una fetta di pane mentre scrivevo questo articolo. Dire che la salsa era buona è riduttivo ma, c’ho la bocca in fiamme!!!

Avete qualche rimedio casalingo?

Verso la strada del ritorno, non potevo non fermarmi a gustare il mio panino preferito, lo ‘Ndujotto. A farmi da spettatore d’eccellenza, stagliata sullo sfondo la sagoma del vulcano Stromboli. Che dire? Un’esplosione vulcanica di tutti i sensi!

 

2018-08-22T11:07:58+02:00 1 Dicembre 2017|1 Comment

One Comment

  1. […] panino esplosivo può anche essere un impulso, una spinta per fare il pieno di energia. Quando la ‘nduja di Spilinga sposa la salsiccia fresca calabrese, il caciocavallo tutto latte e le patate con la buccia il […]

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